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Quasi una retrospettiva

L’espressione “quasi” è quello che si suol dire un falso amico. Aldo Mozzini intitola alcune sue opere usando questo prefisso a partire dal 2018; è il caso per esempio della serie Quasi cani, Quasi una cattedrale, Quasi una villa, Quasi un’apparizione o Quasi un pupazzo – tutte presenti nell’esposizione.
Nel concepire il titolo Quasi una retrospettiva per la sua mostra più importante, Aldo Mozzini intende palesare le radici profonde nel suo modo di concepire il rapporto tra biografia (o realtà) e rappresentazione. Lungi dall’esaurirsi in un gesto ironico, per Mozzini – nato a Locarno, figlio di un doganiere ticinese e di una madre casalinga e pittrice autodidatta di origini onsernonesi e bernesi – questa mostra rappresenta “quasi” un ritorno a casa. L’incertezza della propria identità comporta spesso un’esperienza traumatica perché non consente di porre le basi per radicarsi all’interno della cultura ospite e per certi versi finisce per rendere aliene anche le origini patrie. Mozzini rifugge l’idea di lasciarsi integrare da una cultura dominante, reagisce difendendosi come può, ricavandosi un ruolo da outsider, ai margini della scena artistica elvetica. Stare ai margini non significa per forza essere emarginato e infatti Mozzini insegna alla scuola d’arte di Zurigo e partecipa attivamente alla vita culturale della scena zurighese.
Questa retrospettiva desidera mostrare per la prima volta una porzione rappresentativa dell’opera grafica e pittorica dell’artista, le cui molte sfaccettature vengono qui comparate al percorso più noto al pubblico nell’ambito dell’installazione ambientale.
Lasciatosi alle spalle la pittura (1994), Mozzini dà inizio a un ciclo di sculture e di installazioni composte a partire da resti di oggetti, materiali edili e rifiuti per lo più legati alla sua vita o alle sue frequentazioni. Questo processo di upcycling, ovvero il riuso di materiali per ottenere oggetti di maggiore qualità, va ben oltre il gesto morale o ideologico. Per Aldo Mozzini riciclare materiali di scarto significa accogliere la memoria di cui ogni frammento è impregnato. Ogni installazione viene pertanto realizzata in situ e in funzione dei materiali a disposizione, che a loro volta vengono disassemblati alla fine dell’esposizione e che potranno tornare utili per creare nuove installazioni.

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Museo Casa Rusca
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Locarno
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